
Il Fr.A.U. vi invita a leggere il "punto" di Sara Armento + Angelo Bucci
Sempre più spesso il Design viene confuso con lo stile.
Lo stile, lo studio formale di un prodotto, è solo una parte del Design, che nasce, come disciplina, dal concetto di “cultura del prodotto”.
Più precisamente il Design nasce con l’intento di produrre in serie (quindi ad un costo accessibile) prodotti che abbiano un contenuto oltre che stilistico, funzionale e culturale rappresentativo dell’epoca, del momento storico in cui viene realizzato.
Il Design diventa, dunque, elemento rappresentativo di un periodo e dovrebbe, di conseguenza, portarsi dietro, come plusvalore, un atteggiamento critico ed una opinione su quello che è importante per il mondo in quel determinato momento.
Nel nostro periodo storico, al di là degli stili, si è finalmente capito che qualsiasi cosa si produca o si faccia, lascia una “impronta” sul mondo, dovuta alla maggiore o minore ecosostenibilità dell’atto o del prodotto. Per questo motivo, in questo settore, si sono sempre più sviluppate teorie e ricerche sulla ecosostenibilità che danno vita, oggi, a branche del Design note come “Design for Recycling” e “Design Ecosostenibile”.
Questi due grandi gruppi focalizzano l’attenzione sul prodotto che viene realizzato pensando anche al fine vita del prodotto, nel primo gruppo, e alla ecosostenibilità dei materiali che lo compongono, nel secondo.
Nella nostra ricerca, il deZign Studio si è posto il problema dei passaggi che sono intorno al prodotto, senza, naturalmente, tralasciare i punti salienti già contenuti nei suddetti gruppi.
Quindi, oltre al prodotto, ci siamo interessati di quelle azioni che si compiono per la progettazione, industrializzazione e vendita del prodotto stesso, quindi dell’impronta dovuta alle azioni.
Per questo abbiamo concentrato i nostri sforzi per trovare nell’ambito provinciale o al massimo regionale, quelle aziende che, insieme a noi, avrebbero potuto sviluppare prodotti ecosostenibili.
Durante la ricerca ci siamo “inbattuti” nel termine “glocalizzazione” che ben si lega al tipo di prodotto che avevamo intenzione di sviluppare.
Siamo ormai abituati a sentir parlare di globalizzazione che, come tema principale, ha l’idea di poter produrre tutto dappertutto. La glocalizzazione, invece, ridà alle realtà locali la dovuta centralità. Infatti ogni realtà, ogni regione, ha delle potenzialità culturali e produttive particolari, ogni regione ha, dunque, la possibilità di produrre qualcosa, di migliorarla, di dare il proprio apporto (facendo parte della cultura del luogo questo è possibile) per poi affacciarsi al mercato globale.
Quindi la visione è più umana e nasce dal locale per finire sul globale, rendendo impossibile la scissione dal posto in cui il prodotto è nato.
Tutte queste teorie si ritrovano nei nostri prodotti, che non sono l’unico modo possibile, nè l’ultimo, per questo invitamo a riflettere attraverso questa esposizione, sul fatto che la nostra regione, come tutte le altre esistenti, va studiata e valorizzata per le proprie caratteristiche di creatività e produttività, va mostrata al mondo senza annullare l’apporto culturale insito nel territorio dal quale non si può prescindere, allo scopo di generare un circolo virtuoso, formando i giovani verso un approccio cosciente alle possibilità del proprio territorio, non allontanando i progettisti, spinti sempre verso realtà più dinamiche, e sfruttando le capacità di aziende di eccellenza presenti nel territorio.
Il tema della ecosostenibilità e dello sviluppo possono essere così affrontati insieme, studiando il nostro territorio, in modo che ciascuno, avendo cura del proprio mondo faccia del mondo una eredità migliore da lasciare ai posteri.